L'EVENTO: RES Derelictae. La fabbrica produce ancora?

Dario Tarasconi & Andrea Scazza

a cura di Francesca Baboni e Stefano Taddei

▷Location:

Tecnopolo - Capannone 19

Piazzale Europa, 1

42124 Reggio Emilia (RE)

▷Durata dell'evento:

dal 10 Settembre al 16 Ottobre 2022

▷Inaugurazione: Sabato 10 Settembre 2022 ore 17:30

Sala Conferenze Tecnopolo - Capannone 19

▷Visite guidate: su appuntamento.

▷Accesso: INGRESSO LIBERO

▷ Orari:

da Lunedì a Venerdì 08:30 - 17:30 

Sabato 15:00 - 19:30

Domenica 15:00 - 19:30

▷ Mail: contact@dariotarasconi.com

Dall'Oblio

Creare un progetto di arte contemporanea con materiali che fanno parte di un ritrovamento improvviso, è un'avventura oltremodo affascinante. In primo luogo perchè sono coinvolti in parte attiva due giovani artisti che hanno rielaborato sapientemente ciò che hanno ritrovato, in secondo luogo poichè il passato si fonde al presente trasformandosi in arte pura.

La sfida è stata quella di costruire da zero un'esposizione che non è soltanto memoria o recupero ma anche una riflessione sul presente, su ciò che viviamo e che sta avvenendo ora in un luogo dal passato problematico che ha contribuito a fare la Storia.

Un reperimento casuale ci riporta ad una ridefinizione di archeologia industriale, con il recupero di  scatti fotografici rielaborati dall'ambiente stesso. È inevitabile dunque in questo modo far uscire dall'oblio, attraverso un'operazione artistica, persone e ambienti ormai dimenticati, che rientrano a far parte di un percorso nuovo da ricostruire. La casualità penetra dunque nell'immagine divenendo essa stessa metodo e procedimento artistico, mentre l'acqua e il tempo agiscono sugli sfondi ambientali esattamente come il pennello di un pittore.

 

Poiché è questo che si è voluto azzardare, esporre fotografie come fossero quadri di astrazione con il paradosso di non avere eseguito alcun intervento pittorico. Nel momento in ci si riconoscono i soggetti umani e le cose presenti attorno a loro, il movimento magmatico delle muffe e delle escoriazioni, s'insinua nel contesto capovolgendone il significato e invadendo la raffigurazione sia d'interno che di esterno, come se agisse con la stessa gestualità espressiva nella realizzazione di un'opera astratta.

I pigmenti depositati che si sciolgono vanno a ridefinire un'estetica ambientale dove la figura umana rimane paradossalmente integra, come se il tempo non riuscisse a scalfirne la presenza. Sono i lavoratori che appaiono dal magma della visione, immortalati nelle loro incombenze quotidiane, quasi come se seguissero il flusso delle immagini, preziosi nel loro perseverare tra I dettagli che hanno deteriorato in modo intrigante il fondo. La fabbrica produce ancora dunque? Sicuramente si, opera, è viva nel ricordo ma anche nell'attualità, inserendosi in un tempo quotidiano in cui l'uomo rimane il vero protagonista.

 

Diventa operatrice di vera bellezza artistica, creando, senza alcun intervento da parte degli artisti, vere e proprie opere d'arte, allestite in una ipotetica galleria. Simbolo di un arricchimento di un immaginario che non si esaurisce ma al contrario continua ad essere riprodotto in forme più o meno originali da una mano sovrannaturale.

 

FRANCESCA BABONI

Sine Tempore

Siamo ormai assuefatti ad un tempo che non lascia spazio alla riflessione.

 

Congiunture velocissime ci fanno scordare il passato. La storia lascia però sempre il proprio segno. Per molto tempo la fotografia aveva la possibilità di fermare il fluire del tempo, immortalando un pezzo dell’esistere. Attualmente siamo immersi in molteplici canali della visione, sempre più globalizzata e sempre più arroccata ad un eterno presente. Ma, come si diceva prima, la storia alza la voce e, a Reggio Emilia, sono le ex Officine Reggiane a farla da padrone in tale senso.

 

Luogo per tanti decenni di produzione ma anche di socialità, negli ultimi anni si sono registrati tanti episodi di marginalità. Per caso, in mezzo a questa situazione, Dario Tarasconi e Andrea Scazza, hanno rinvenuto un patrimonio fotografico che, a causa dei fenomeni che si sono succeduti all’interno delle ex Officine Reggiane, era mutato da realistico ad astratto.

 

Questi oggetti ritrovati hanno avuto una fase di ancoraggio al presente grazie all’operare degli autori che li hanno preservati dall’oblio. Tali immagini brulicano di vitalità, paiono in continua metamorfosi e movimento. In alcune si trovano anche il nome dell’operatore che ha compiuto gli scatti e le referenze scritte dei soggetti immortalati. Il tempo ha trasformato queste immagini e le ha riportate nella contemporaneità in modo peculiare.

 

La figura umana si è salvata da tale azione e ci ricorda come dentro a tale fabbrica si respirasse un notevole senso del vivere. Un’industria perciò che era anche socialità, non solo lavoro. Nonostante le notizie di degrado che hanno accompagnato per tanto tempo le cronache cittadine, gli autori paiono rivolgere alla collettività un monito per “ sporcarsi le mani “ ed andare a sondare le parti più nascoste dei fabbricati.

 

Loro ne sono usciti con pezzi di bellezza strabilianti, andando più a fondo si potrebbe cambiare tutta la faccenda. Nello scavare si trovano, infatti, sia la bellezza che la riqualificazione.

 

STEFANO TADDEI

In collaborazione con

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Con il patrocinio di

Provincia di Reggio Emilia

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Regione Emilia Romagna

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